lunedì 30 luglio 2007

Devo fuggire!!!


Lo so come finirà...tanto lo so già.

Devo fuggire, sono in preda ad un vero e proprio attacco di panico.

Perchè mi guarda, dovreste vederlo come mi guarda, e non lo dico solo io ci sono i testimoni...e non deve guradarmi così perchè poi tanto lo so come andarà a finire...finire perchè tatno è proprio questo che succederà...

Niente è eterno e io non voglio più stare male, io non voglio più legarmi a nessuno, voglio stare da sola, voglio divertirmi...ma poi non ci riesco e sapete di chi è la colpa? di quel cazzo di filo di lenza, che lega, che collega, che imbroglia, aggroviglia...e non si stacca, non si stacca mai...ed è subdolo perchè non lo vedi, è di lenza, non lo vedi...ma se tiri lo senti...e non si stacca...piuttosto ti taglia, ti lacera, spezza te...ma lui non si spezza!

venerdì 27 luglio 2007

Casina Pontormo!


Tra risate, piedi scalzi, tacchi alti, crostini, vino e scroccadenti ho trascorso proprio una bellissima serata.

Non so ma me la sto godendo...questa nuova me mi piace un sacco.


L'ho vista arrivare nei suoi jeans stretti e con i suoi enormi orecchini sempre addosso...e ho pensato...ma quanti ce ne ha?

Poi mi ha sorriso con quell'aria sicura di se che si vede benissimo che è solo una maschera...perchè lei arrossisce...quando le parlo...quando le sussurro le mie frasi all'orecchio e quando mi soffermo a fissare la fossetta che ha sulla guancia destra quando mi sorride...perchè mi sorride...mi sorride sempre e a me mi manda fuori di testa.

Le ho voluto far vedere uno dei posti più belli della zona...perchè nei suoi occhi vorrei si potessero specchiare solo cose belle... e le dico: ma quant'è bella l'estate, eh? quant'è bello il senso di libertà che da una macchiana cabrio? non ne potrei fare a meno.

"Anche mio fratello me lo dice sempre", mi risponde...e di lui mi parla sempre...fosse un altro uomo sarei già geloso come un siciliano...ma si capisce che lo fa perchè le manca...è il suo modo per sentire il suo mondo vicino.

Credo sia una ragazza forte...per quello che mi racconta...per la sua vita...perchè non si è lasciata trascinare dagli eventi.

...e poi quando una cosa la vuole...se la prende...cavolo se mi ha preso!

giovedì 26 luglio 2007

Tutte le donne della mia vita...


Mi piace il cinema all'aperto...mi da il senso di libertà...la gente è più rilassata...quasi i gesti e le risate più spontanee.

Stavo bene ieri in compagnia della mia amica...distrutte entrambe dalle luvarie della sera prima...stanche e indolenzite al punto giusto e con quel ridere che non sai da dove ti parte e che viene fuori nei momenti più insensati...credo sia l'adrenalina che il buon sesso ti lascia in circolo che viene fuorio così...un po' come un'eruzione vulcanica.

In questo periodo ho lo sguardo spensierato...sereno...e un po' matto...

Tutte le donne della mia vita...io di uomini non ne ho avuti tanti...diciamo che in questi ultimi mesi sto cercando di alzare la mia media...e credo mi riesca anche abbastanza bene...

Non voglio aver paura di restare sola...credo che la paura di non saper stare da soli ha volte è ancora più forte della paura di costruire qualcosa di duraturo...forse è un pensiero un po' contorto ma nella mia mente è chiarissimo...non voglio accontentarmi!

mercoledì 25 luglio 2007

luci...stelle...odori...


Avevo negli occhi queste luci ieri sera...e mi sembrava di sognare...stavo bene ed ero convinta di meritarmela tutta quella sensazione.

Credo nelle congiunzioni astrali...perchè ieri il nostro palazzo ha fatto scintille.

Il vento nei capelli...il suo profumo che mi ci è rimasto in mezzo...le sue mani...

...sono sicura di non conoscere il perchè delle cose...e soprattutto credo di non voler vivere chiedendomelo.

Non so questa nuova io dove mi porterà...che poi forse tanto nuova non sono...forse soltanto IO ed è così che adesso dovrà essere...soltanto io...

Non voglio far soffrire le persone, non è assolutamente mia intenzione, ma credo che anche a trentanni sia giusto imparare che nella vita non si può dare tutto per scontato...perchè ti sbagli di grosso se credi di avere a che fare con una ragazzina ingenua...

martedì 24 luglio 2007

CONTROLUCE


Mi vengono proposti giochi in controluce...e io...me la faccio sotto...faccio la gatta...la donna vissuta e poi...me la faccio sotto...ma so che alla fine non mi tirerò indietro...metterò da parte la mia timidezza, i miei pudori e le mie paure...mi armerò di coraggio...di ceretta...e di americani naturlamente e me la vivrò.


Il mio motto adesso è proprio questo...vivere tutto fino in fondo...anche se so che la mia vita si incasinerà di brutto...ma fino ad oggi è stata pure troppo normale e noiosa...mio padre potrebbe sfiorare l'infarto!


Lo incontrerò molto probabilmente stasera...solo per la seconda volta e lui credo sia più matto di me...perchè gli piacerebbe approfindere già da subito...senza conoscerci oltre...

venerdì 20 luglio 2007

tir e futon...


Mi sto riprendendo quell'adolescenza che qualcuno con la sua arroganza mi aveva portato via...lo so che io gliel'ho lasciato fare...ma allora ero troppo ingenua per capire che non vale la pena di donare totalmente se stesse per un uomo...perchè poi lui va via e ogni volta porta con se' un pezzetto di te...che non sarà estirpato per sempre ma che faticherai da morire per ricostruire...


Da oggi voglio essere così...cosparsa di fiori e profumi...incantare gli altri ma non lasciarmi incantare...non promettere e non ascoltare promesse...dormire sui futon...parlare di tir...e bere americani...

mercoledì 18 luglio 2007

bollicine


Oggi mi sento come l'acqua minerale con le bollicine...e il bello è che so anche perchè...il mondo gira e gira gira gira e tutto va e poi viene e poi va e poi torna...giuro che non mi sono fatta di crack...oggi voglio essere bella e non per uno o per un altro ma per me...perchè noi meritiamo di essere belle per noi stesse...pensate all'universo donna...non vi manca il fiato?...siamo di quanto più complicato e misterioso ci possa essere...oggi non posto parole ma pensieri confusi...oggi posto bollicine...

lunedì 16 luglio 2007

Difesa della sigaretta di Tommaso Dell'Era


Chiar.mo professore, Ella è fra i miei più tenaci oppositori. Se la democrazia non è vuoto nome, consenta questa mia difesa e ne renda partecipi tutti perché possano emettere un equo giudizio. Senza pressioni di sorta (a lei certo non sfugge che ho protettori in alto, molto in alto, e che potrei demagogicamente ricorrere ad un ricatto: se fossi eliminata, quanti lavoratori sarebbero ridotti sul lastrico? quante case farmaceutiche chiuderebbero i battenti? quanti dottori vedrebbero paurosamente deserta la sala d’aspetto?). E senza piccine rivalse (non le dico, per esempio, che potrebbe appuntare gli strali contro i miei degeneri parenti, lo smog e il petrolio, o la mia turpe matrigna, la droga, che insozzano il corpo e lo spirito senza porgere alcuna consolazione).

Ella, professore, è evidentemente insensibile alle mie grazie: non la turbano la snella figurina, il candido velo, i vezzosi buccoletti azzurrini; non cede al mio ovattato stivaletto e neppure mi degna di una sbirciatina quando mi sporgo dalla tonda loggetta.
No, non può essere insensibile: teme soltanto le conseguenze di un’effimera ebbrezza: teme che il cuore le tumulti nel petto, che si spenga la voce nella gola ardente, che le ronzino gli orecchi, che il pallido volto stilli di sudore. Ma son questi gli effetti di amore, come ammonisce la divina Saffo: ogni amore è sofferenza: nessuna gioia è concessa, che non sia velata di pianto.
Ella ribatterà che il pianto non la tocca, dal momento che rifiuta le gioie che ne sono la causa. Ma le ha valutate le gioie?

Scivolo leggera dall’alcova colorata e mi svelo in tutto il mio fascino. Disfatta dai baci, dopo pochi minuti – anche un solo momento, se il desiderio brucia – mi offro ancora, intatta e sorridente: ogni volta risorgo più splendida dalle mie ceneri.
Sono l’amante, e la sorella, la madre: Nicot volle che in me, nel mio soffice scrigno, fosse racchiuso l’eterno femminino. Io conforto l’attesa, freno l’ansia, stimolo il coraggio; sono la musa degli artisti, la consolazione degli afflitti: sono l’estremo desiderio. Al mio bacio aspira il condannato a morte per soffocare, nelle voluttuose spire, l’ultimo palpito del cuore.
Non altro (e quanto avrei da dire!). Le rammento soltanto che, schivandomi, Ella offende la mia vanità; calunniandomi, offende la mia dignità: in questo caso, se persistesse, sarei costretta ad adire le vie bronchiali.
Sua (anzi, non sua).
Sigaretta

circolo vizioso





Non so perchè ma i sensi di colpa mi uccidono...ne ho per ogni cosa...se mi diverto...se mi annoi...se dico quello che penso...se taccio...se dimostro i miei sentimenti...se taccio...forse è proprio questo che dovrei fare...tacere...ma poi mi uccidono i sensi di colpa...ne ho per ogni cosa...se mi diverto...se mi annoi...se dico quello che penso...se taccio...se dimostro i miei sentimenti...se taccio...forse è proprio questo che dovrei fare...tacere...ma poi...

giovedì 12 luglio 2007

furba e antipatica...


Beh diciamo che oggi mi sento proprio così...molto furba e un po' antipatica...non amo particolarmente le tattiche in "amore", ma ieri ho deciso di attuarne una.

La cosa più bella è che ha funzionato! e non vi dico che goduria...ecco perchè oggi mi sento così...Spesso le persone ci costringono a prenderle un po' in giro...mica per cattiveria ma solo per ridimensionarle un po'...

mercoledì 11 luglio 2007

e a noi quando accadrà?



C'era una volta, in un paese lontano, un gentiluomo vedovo che viveva in una bella casa con la sua unica figlia.Egli donava alla sua adorata bambina qualsiasi cosa ella desiderasse: bei vestiti, un cucciolo, un cavallo..... Tuttavia capiva che la piccola aveva bisogno delle cure di una madre.Così si risposò, scegliendo una donna che aveva due figlie giovani, le quali, egli sperava, sarebbero diventate compagne di giochi della sua bambina. Sfortunatamente, il buon uomo morì poco tempo dopo, ed allora la matrigna mostrò la sua vera natura.Era dura e fredda, e profondamente invidiosa della dolcezza e bontà della sua figliastra, perché queste qualità facevano per contrasto apparire le sue due figlie, Anastasia e Genoveffa, ancor più meschine e brutte.
Le sorellastre andavano riccamente vestite, mentre la povera ragazza era costretta ad indossare un vestito semplice e grossolano, ed un grembiule, e a compiere in casa tutti i lavori più pesanti. Si alzava prima dell'alba, andava a prender l'acqua, accendeva il fuoco, cucinava, lavava e puliva i pavimenti. Quando aveva finito di sbrigare tutti i lavori, per riscaldarsi era solita sedersi vicino al camino accanto al carbone ed alla cenere. Perciò cominciarono a chiamarla Cenerentola. La matrigna e le sorellastre dormivano in belle stanze, mentre la piccola camera di Cenerentola era in soffitta, proprio sotto il tetto della casa, deve vivevano dozzine di topi. Nonostante tutto questo, Cenerentola rimase gentile e cortese, sognando che un bel giorno la felicità sarebbe arrivata. Fece amicizia con gli uccelli che la svegliavano tutte le mattine. Fece anche amicizia con i topi con cui divideva la soffitta, diede a ciascuno un nome, e cucì loro dei minuscoli vestiti e cappelli. I topi amavano Cenerentola e le erano grati, perchè talvolta li liberava da una trappola o li salvava da Lucifero, il malizioso gatto della matrigna. Ogni mattina, Cenerentola, preparava la colazione per tutti gli abitanti della casa: una scodella di latte per il gatto, un osso per il cane, avena per il suo vecchio cavallo, granoturco e frumento per le galline, le oche e le anitre del cortile. Poi portava al piano di sopra i vassoi della colazione per la matrigna e le sorellastre Anastasia e Genoveffa. "Prendi questa roba da stirare e riportala entro un'ora" ordinava Genoveffa. "Non dimenticare il mio rammendo, e non impiegare tutto il giorno a finirlo!" la rimproverava Anastasia. "Stendi il bucato e vai avanti col tuo lavoro" ordinava la matrigna "Batti il grande tappeto della sala, lava le finestre, pulisci la tappezzeria!" "Si Genoveffa. Si Anastasia. Si mamma" rispondeva Cenerentola mettendosi al lavoro di buona lena.
Dall'altra parte della città c'era il palazzo reale. Un giorno il re convocò il granduca Monocolao e gli disse: "E' tempo che il principe prenda moglie e si sistemi!" "Ma vostra Maestà" rispose il duca " deve prima trovare una ragazza ed innamorarsi!" "Hai ragione" ammise il re. "Daremo un ballo ed inviteremo tutte le fanciulle del reame. Dovrà per forza innamorarsi d'una di loro." Subito furono spediti gli inviti e il regale biglietto fu portato anche nella casa di Cenerentola. "Un ballo! Un ballo! Andremo ad un ballo!" gridarono Anastasia e Genoveffa. "Anch'io sono invitata" disse Cenerentola. "C'è scritto: 'Per ordine del Re, ogni fanciulla dovrà partecipare!". Le sorellastre risero all'idea di Cenerentola che andava ad un ballo indossando il grembiule con una scopa in mano. Ma la matrigna, con un sorriso sornione, disse che Cenerentola sarebbe certamente potuta andare se avesse finito il suo lavoro e si fosse procurata un vestito decente da indossare. "Se....." rise Anastasia "Se....." sghignazzò Genoveffa. E venne il gran giorno. Fin dall'alba le sorellastre furono indaffarate a scegliere abiti, sottovesti ed ornamenti da mettere nei capelli, e non parlarono che del modo in cui si sarebbero vestite per il ballo. Nel frattempo Cenerentola fu tenuta più occupata del solito, perché dovette stirare le ampie gonne, sistemare le guarnizioni, annodare i nastri. Quando venne la carrozza a prendere la matrigna e le sorellastre, Cenerentola non aveva avuto neppure avuto il tempo di prepararsi. "Bene" disse la matrigna. "Allora non verrai. Che peccato! Ma ci saranno altri balli!" Cenerentola salì tristemente le scale buie e si affacciò alla sua finestra illuminata dalla luna. E guardò mesta il palazzo lontano che risplendeva di luci.
All'improvviso, una candela venne accesa alle sue spalle. Cenerentola si voltò, e vide un bellissimo vestito da sera. L'avevano cucito per lei gli uccelli ed i topi suoi amici, e lo avevano decorato con pezzi di nastro e perline che avevano trovato in giro per la casa. In men che non si dica, Cenerentola indossò il vestito e corse giù per le scale, gridando: "Per favore, aspettate, vengo anch'io!" Anastasia e Genoveffa si girarono: com'era bella! L'invidia le accecò e... "Le mie perle!" gridò una. "Il mio nastro!" urlò un'altra e strapparono il vestito di Cenerentola. Poi, soddisfatte se ne andarono. Disperata Cenerentola corse in giardino e singhiozzò: "E' proprio inutile. Non c'è niente da fare!" Ma in quel momento da una nuvola di polvere di stelle uscì una donnina dalla faccia tonda, avvolta in un mantello con cappuccio.
"Sciocchezze, figliola" disse con voce dolce. "Asciuga quelle lacrime: non vorrai andare al ballo in questo stato!". Cenerentola smise di piangere e chiese: "Chi siete?" "Sono la fata tua madrina e mi chiamo Smemorina" rispose lo strano personaggio. "Non abbiamo molto tempo a disposizione. Penso che per prima cosa tu abbia bisogno di una zucca." Cenerentola non capì il motivo, ma obbedì e raccolse una grossa zucca. La fata agitò la sua bacchetta magica verso di essa, e cantò: "Salagadula, mencica bula, bibbidi-bobbidi-bu...." la zucca si alzò lentamente sul fusto, mentre i viticci arrotolandosi si trasformarono in ruote: in un attimo diventò una stupenda carrozza. "Ora" disse la fata "abbiamo bisogno di alcuni topi". Quattro piccoli amici di Cenerentola si presentarono di corsa, ed ancora una volta la fata cantò le parole magiche mentre toccava i topi con la sua bacchetta. I topolini furono trasformati in quattro cavalli grigi pomellati che furono subito attaccati alla carrozza. Poi la fata trasformò il vecchio cavallo di Cenerentola in un superbo cocchiere ed il cane Tobia in un elegante valletto. "Ed ora tocca a te, mia cara" disse la fata Smemorina, toccando Cenerentola con la sua bacchetta. Il vestito strappato diventò uno splendido abito di seta e da sotto la gonna spuntarono delle deliziose scarpette di cristallo, le più belle del mondo. Cenerentola non riusciva a parlare per l'emozione. La fata allora spinse la carrozza e le raccomandò di non rimanere al ballo dopo la mezzanotte: se fosse rimasta un solo minuto di più, la carrozza sarebbe ridiventata una zucca, i cavalli topolini, il cocchiere un vecchio cavallo ed il valletto un cane, e lei stessa si sarebbe ritrovata vestita di stracci. Cenerentola promise e partì felice verso il palazzo reale. Quando arrivò, il ballo era già iniziato, e il principe, con aria un pò annoiata, stava facendo l'inchino alle duecentodecima e duecentoundicesima damigella: le brutte sorellastre Anastasia e Genoveffa. All'improvviso alzò lo sguardo e scorse all'ingresso la più bella fanciulla che avesse mai visto. Come trasognato piantò in asso le sorelle e si avvicinò a Cenerentola, la prese per mano e l'accompagnò nella grande sala, in mezzo a tutti. Per tutta la serata il figlio del re non ballò con nessun altra e non lasciò la sua mano un solo minuto. Le sorellastre e la matrigna non riconobbero Cenerentola e si rodevano d'invidia chiedendosi chi potesse essere la bella sconosciuta.
Tutte le dame osservarono il suo abito e la sua pettinatura, e si ripromisero di copiarli il giorno seguente. Il vecchio re sorrideva soddisfatto: il principe aveva trovato la sposa dei suoi sogni. Passarono le ore. Quando l'orologio del palazzo cominciò a battere la mezzanotte, Cenerentola ricordò la promessa. "Devo andare" gridò spaventata e, liberando la sua mano da quella del principe, attraversò il palazzo e scese di corsa lo scalone, inseguita dal principe e dal granduca. Una scarpetta di cristallo le si sfilò correndo, ma lei non si fermò finché non fu in carrozza. L'orologio stava ancora battendo l'ora quando la carrozza lasciò il palazzo di gran carriera: mentre oltrepassava il cancello, risuonò il dodicesimo rintocco: carrozza, cavalli, tutto sparì ed al loro posto comparvero una zucca, alcuni topolini, un cane, un vecchio cavallo e una fanciulla vestita di stracci. Tutto ciò che rimaneva di quella magica serata era la scarpetta di cristallo che brillava al piede di Cenerentola. Il mattino seguente, il figlio del re comunicò al padre che avrebbe sposato solo la fanciulla che aveva perso la scarpetta al ballo. Il granduca Monocolao fu incaricato di cercare la ragazza il cui piede entrasse perfettamente nella preziosa scarpetta. Il granduca provò la scarpetta a tutte le principesse, alle duchesse, alle marchese, a tutte le dame del regno, ma inutilmente.
Arrivò infine a casa di Cenerentola. La matrigna tutta eccitata, corse a svegliare le sue pigre figlie. "Non abbiamo un minuto da perdere" gridò. "C'è la possibilità che una di voi diventi la sposa del principe, se riuscirà a calzare la scarpetta di cristallo!" e le mandò giù di corsa dal duca, con la raccomandazione "Non deludetemi"! Poi seguì Cenerentola, che era andata in camera sua per rendersi presentabile al duca, e la chiuse dentro a chiave. Nessun'altra doveva poter approfittare di un'occasione tanto fortunata. Quando Cenerentola udì lo scatto della serratura, capì, troppo tardi, cos'era accaduto. "Per favore, vi prego, fatemi uscire!" implorò girando inutilmente la maniglia. La matrigna si mise in tasca la chiave e se ne andò sogghignando. Non si accorse però che due topolini la seguivano, senza mai perdere di vista la tasca in cui aveva messo la chiave. Nel frattempo Anastasia e Genoveffa stavano discutendo sopra la scarpetta di cristallo, e ciascuna affermava che era sua. La matrigna le osservò con attenzione mentre cercavano senza successo di far entrare i loro piedoni nella minuscola scarpetta. Non si accorse che i due topolini le sfilavano silenziosamente la chiave dalla tasca e se la portavano via. Il granduca riprese la scarpetta alle due sorellastre immusonite e si avviò alla porta per andare nella casa seguente, quando Cenerentola, chiamò dalle scale: "Per favore Vostra Grazia, aspettate! Posso provare la scarpetta?" La matrigna tentò di sbarrarle il passo. "E' solo Cenerentola, la nostra sguattera." disse al duca, ma egli la spinse di lato. "Signora, i miei ordini sono: ogni fanciulla del regno!" La malvagia matrigna tentò un ultimo trucco. Fece lo sgambetto al servitore del duca che reggeva su un cuscino la scarpetta di cristallo: la preziosa scarpina cadde per terra frantumandosi in mille pezzi. "Oh è terribile!" gridò il duca. "Cosa dirà il Re?" Allora Cenerentola mise la mano nella tasca del grembiule. "Non preoccupatevi" disse "ho io l'altra scarpetta" Il duca gliela calzò, ed il piede naturalmente entrò senza fatica.
Il quel momento apparve la fata Smemorina, che toccò Cenerentola con la bacchetta magica. E tutti poterono constatare che era proprio lei la bella sconosciuta che aveva conquistato il cuore del principe al ballo. Cenerentola fu accompagnata al palazzo reale con la carrozza del re. Là, fra grandi feste ed al suono di tutte le campane del reame, Cenerentola sposò il suo principe. E da quel giorno vissero felici e contenti.

martedì 10 luglio 2007


Mi sembra di essere sempre in attesa...di passare la mia vita ad aspettare...aspetto qualcosa, aspetto qualcuno, ma non credo possa andare avanti ancora per molto così...
...adesso vorrei prenderlo in mano io questo timone, cambiare rotta o solo sceglierla...ma forse è proprio perchè adesso ho di nuovo questa possibilità che mi sento paralizzata...è facile farsi trasportare e avere il culo parato da qualcuno, qualcuno a cui potrai sempre rinfacciare le tue scelte...ed è facile nascondersi dietro questo finto coraggio...ma se il coraggio vero fosse scegliere per se stessi, con la consapevolezza di non potersela mai prendere con qualcun altro?
...adesso capisco perchè mi sento con le gambe per metà già affondate nelle sabbie mobili...



Ho iniziato ad importunarlo...lo so che le brave ragazze queste cose non le fanno....ma chi l'ha detto che sono una brava ragazza?
Ho voglia di giocare e mi piace l'idea di non sapere questo gioco dove mi porterà....

venerdì 6 luglio 2007

ci riprovo...

...non so dove mi porterà e a cosa...ma oggi percorro il terzo capitolo della mia vita e sento di dover lasciare una traccia...e un blog è sempre meglio di un tatuaggio...